Classe 2C - Secondaria

I Siti Naturalistici del mio Territorio

Nel territorio di Montalbano Elicona, a circa 15 km dall’abitato ed a 1200 m d’altezza, c’è un altopiano dove sono presenti delle rocce arenarie dalle singolari forme antropomorfe e zoomorfe. Questo sito prende il nome di “ARGIMUSCO” ed è meta di turisti e studiosi provenienti da tutte le parti del mondo. Noi alunni della classe II C, dopo aver effettuato una accurata ricerca sul sito ed appreso importanti notizie su di esso, ci siamo recati sul posto per esplorarne il territorio ed andare alla ricerca delle rocce più singolari. Guidati dalla nostra insegnante di scienze, armati di macchine fotografiche o cellulari abbiamo immortalato quelle che, secondo noi, sono le più belle immagini di questo meraviglioso luogo e trascorso alcune ore all’insegna della spensieratezza e del buon umore: arrampicarci sulle rocce, respirare aria pura, correre sui prati ci hanno fatto riscoprire l’armonia della natura e sentire di essere parte integrante della vita sul nostro pianeta Terra.

Descrizione Foto

FOTO 1: INIZIO RICERCA.
Questa roccia dalla particolare forma  sembra un portale per accedere ad un altro tempo ed un altro spazio, è con questo spirito che ci siamo immersi in questo luogo magico per carpirne i segreti e cercare di trovare le tracce di un popolo antico che ancora vive in qualche misura nei nostri geni. Le voci dei nostri antenati riecheggiano tra le rocce dell’Argimusco, ci siamo messi in ascolto per portervi raccontare…

FOTO 2: MENHIR – SIMBOLO DI FERTILITA’
All’ingresso del Sito Megalitico dell’Argimusco troviamo due menhir simbolo di fertilità: un organo sessuale femminile e uno maschile. Il sito veniva utilizzato dalle tribù indigene siciliane di epoca Neolitica come calendario solare e per effettuare riti sciamanici legati ai cicli della terra. I popoli che vivono a contatto con la natura onorano la Madre Terra, per loro ogni animale, pianta, roccia ha un’anima e il tempio è la Natura stessa. Il culto per le religioni più antiche era possibile solo all’aria aperta, la divinità non era venerata nei templi, ma nei fiumi, negli alberi, negli uccelli e nelle rocce e la sessualità era vissuta come sacra poiché legata all’origine della Vita.

FOTO 3: IL RITO DELLA RINASCITA
Di fronte ai primi due menhir troviamo una grande roccia rappresentante una dea gravida appoggiata sulla terra che termina, dietro l’albero di agrifoglio, con tre rocce posizionate a forma di triangolo a simboleggiare il canale del parto, il portale che conduce al mondo terreno. Qui si svolgeva il primo rito legato al ciclo della natura di Vita – Morte – Rinascita, un ciclo che si ripete nel susseguirsi delle stagioni, delle fasi lunari, nel ritmo giorno - notte. Passando attraverso il triangolo di rocce si moriva in vita, il primo passo per poter rinascere simbolicamente. 

FOTO 4: ROCCA SALVATESTA O PIZZO DI NOVARA
Le popolazioni neolitiche praticavano già l’agricoltura e l’allevamento, ma non avevano ancora un calendario. Per orientarsi nell’arco dell’anno osservavano il sorgere e il tramontare del sole nel cielo e utilizzavano siti posti in alto da cui era possibile vedere l’orizzonte da tutti i punti cardinali e dove fossero presenti delle strutture naturali che perdurassero nel tempo, quali sono appunto le rocce. L’Argimusco è proprio un Calendario Solare, dove è possibile osservare il sorgere e il tramontare del sole, con le rocce come riferimenti stabili. In particolare il Pizzo di Novara, o Rocca Salvatesta, rappresenta un Indicatore Equinoziale. Il sole sorge esattamente ad Est e tramonta esattamente ad Ovest solo agli Equinozi, al Solstizio d’Estate il sole sorge a Nord-Est, mentre al Solstizio d’Inverno sorge a Sud- Est. Osservando il Pizzo di Novara dall’Argimusco questo indica esattamente l’Est, per cui agli Equinozi si vede il sole sorgere esattamente dietro il pizzo. Andando verso il Solstizio d’Estate il sole sorge sempre più a Nord, e quindi alla sinistra del pizzo; e sempre più a Sud andando verso il Solstizio d’Inverno, alla destra del pizzo. In questo modo, anche senza calendario, i nostri antenati che osservavano quotidianamente l’orizzonte, sapevano esattamente in quale periodo dell’anno si trovassero.

FOTO 5: LA GRANDE RUPE: DANZE E CANTI SCIAMANICI
Il grande ammasso di rocce che si trova nella zona definita Area Sacra, dove si svolgeva la parte centrale, più importante, dei rituali sciamanici, è caratterizzata dalla presenza di molteplici fori in grado di amplificare il suono emesso nella parte alta dell’area. Questa zona era utilizzata proprio per praticare i riti legati al canto sciamanico, al suono del tamburo e alle danze estatiche. Poiché la roccia fungeva da cassa di risonanza, come succede ancora adesso, permetteva ai suoni di ritornare indietro ad una frequenza tale da indurre più facilmente stati alterati di coscienza, indispensabili per la cura e la guarigione dei partecipanti al rito. 

FOTO 6: L’ORANTE E IL PROFILO MASCHILE SULLA GRANDE RUPE
Osservando i due grandi ammassi di rocce visibili dall’Area Sacra, è possibile vedere all’estremità destra della prima e all’ sinistra della seconda, due profili che si guardano. Il primo profilo è quello dell’orante che varrà descritto nel dettaglio nelle due foto successive, il secondo profilo, più difficile da distinguere, è il profilo di un volto maschile. Spostando il punto di osservazione sempre più a destra i due profili di incontrano fino a sfiorarsi. 

FOTO 7: L’ORANTE (LA VERGINE)
La rupe che viene definita” dell’acqua”, per la presenza di numerose coppelle per la raccolta d’acqua con canale di scolo, manifesta sul lato destro,  il profilo di una donna a figura intera con le mani giunte in atto di preghiera. Da questa distanza la donna assume le sembianze di una giovane donna. Spesso infatti i montalbanesi definiscono questa roccia “la Madonnina”. Molto probabilmente le popolazioni autoctone identificavano in questo profilo la Grande Dea Madre.

FOTO 8: L’ORANTE (L’ANZIANA)
Osservando il volto della Dea orante più da vicino, sono visibili numerosi fori che le fanno assumere l’aspetto di una donna anziana. Secondo Jung il ciclo della vita della donna può essere suddiviso in 4 fasi, che si ripetono anche all’interno dei 28 giorni del ciclo mestruale, del ciclo lunare e delle stagioni.                                  Le fasi sono: la Fase della Vergine (termine inteso come corrispettivo femminile del termine virile, quindi di donna giovane e forte – dal latino vir e virgo) che ha a che fare con l’infanzia e l’adolescenza, la primavera, la fase precedente l’ovulazione, la luna crescente; la Fase della Madre che è identificabile con la corrispondente fase di vita della donna, l’estate, il periodo dell’ovulazione, la luna piena; la Fase dell’Incantatrice che nella vita della donna corrisponde alla fase dell’età adulta in cui inizia ad acquisire saggezza, all’autunno, alla fase premestruale, alla luna calante; la Fase della Strega che corrisponde alla donna anziana, alla saggezza, quella figura che prima dell’Inquisizione e della caccia alle streghe era la nonna curatrice che conosceva i riti di guarigione e le erbe medicamentose, assimilabile all’inverno, alla luna nuova o luna nera.

FOTO 9: IL TETRAEDRO
Proseguendo lungo la stradina che conduce ad osservare più da vicino il volto dell’orante, troviamo, sotto la rupe dell’acqua, una Tetraedro, cioè una piramide a base triangolare, formata quindi da 4 facce tutte triangolari. Il tetraedro presenta 7 scalini, chiaramente scolpiti da mano umana. Anche il numero 7 come il numero 4, scandisce i ritmi della natura: 7 sono i giorni della settimana che per 4 settimane fanno un ciclo lunare, 7 i colori dell’arcobaleno, 7 note musicali, ogni 7 anni rigeneriamo completamente tutte le cellule del nostro corpo, tranne le cellule nervose che sono perenni e non possono replicarsi. Il 7 quindi è da sempre stato un numero importante nello scandire i ritmi vitali: nel viaggio sciamanico che accompagnava i riti di passaggio delle varie fasi della Vita era importante affrontare questa simbolica salita dei 7 gradini.

FOTO 10: LA VASCA
Arrampicandosi fino alla base dell’altare posto al di sopra della Dea orante, troviamo una vasca rettangolare. Osservando tutte le altre vasche si può notare come i contorni siano sempre, invece, circolari. Le forme circolari sono tipiche forme scavate nel tempo dagli agenti atmosferici. La roccia arenaria infatti, nata dalla conglomerazione della sabbia dei fondali un tempo sovrastati dal mare, è costituita da nuclei circolari più densi che vengono modellati dall’acqua e dal vento. La conseguenza del rimodellamento è la formazione di fori circolari sulla roccia madre e di uova di pietra che cadono a terra. Quando, invece, osserviamo sulla roccia delle forme squadrate, è il segno che quella struttura nasce dalla mano dell’uomo, ed è quindi segno di antropizzazione del luogo. Questa vasca, assieme alla tomba a grotticella e al palmento a base pentagonale, rappresentano i segni inequivocabili dell’utilizzo del sito da parte dell’uomo già in epoca neolitica.