La festa dell’Ottava di Pasqua è la festa più tipica di Gioiosa Marea e si svolge, ogni anno, otto giorni dopo la Pasqua. Questa ricorrenza ricorda di quando, in una data che ricade probabilmente fra il 1795 e il 1797, gli abitanti di Gioiosa Guardia, che avevano deciso di trasferirsi sul mare, portarono con una lunga processione a piedi la statua del loro patrono San Nicola, dal vecchio insediamento situato sul Monte Meliuso a quello nuovo di Gioiosa Marea, sito a Ciappe di Tono.
La processione, che in quel tempo aveva coinvolto tutte le contrade sino a giungere al centro abitato, viene rievocata ancora oggi, sebbene siano state fatte alcune modifiche al percorso, che prevede adesso soltanto l’attraversamento delle vie del paese, (con un piccolo tratto anche a Zappardino, nel comune di Piraino).
Il santo esce dalla chiesa accompagnato dalle statue di S. Giuseppe e della Madonna delle Grazie che fanno ritorno in chiesa dopo il giro del centro cittadino. Durante la processione, spesso, la statua si muove a tempo di musica oppure viene fatta girare su se stessa, mentre la folla e i portatori gridano “Viva San Nicola”.
Il momento più significativo di tutto il rito resta, però, la benedizione che viene fatta a mare: San Nicola viene trasportato dai portatori della Vara (che si prenotano già diversi giorni prima) sulla spiaggia della Marina, quasi presso la battigia, dalla quale il Santo impartisce la sua benedizione, affinché Gioiosa Marea possa essere protetta dai pericoli derivanti dal mare e favorita in attività economiche quali la pesca e il turismo.
Tuttavia, anche in altri momenti della processione la statua del Santo viene rivolta sia verso il mare che verso la montagna, dove una volta sorgeva Gioiosa Guardia: sono infatti previste cinque benedizioni in luoghi prefissati del paese, accompagnate dallo sparo di mortaretti, il cui fragoroso rumore ha la funzione di scacciare il male.
C’è da sottolineare che la benedizione della montagna, è in realtà una benedizione che riguarda simbolicamente tutte le zone rurali del territorio gioiosano, che costituiscono non soltanto una rilevante fonte economica per via dell’agricoltura (e in passato della coltura del baco da seta), ma pure un’importante risorsa turistica, esattamente come il mare.
I paramenti della statua di San Nicola vengono in parte mutati in occasione della processione: infatti, circa mezz’ora prima della partenza, il suo bastone pastorale viene sostituito con uno in argento, la mitra in legno con una di stoffa ricamata con fili d’oro e pietre preziose, mentre intorno al collo gli viene messa una stola piena di ex-voto dei fedeli e alle dita vengono inseriti due anelli pastorali. Inoltre, viene predisposto anche un reliquiario in argento contenente un frammento dell’abito talare del Santo Vescovo, che viene poi innalzato durante le benedizioni per le strade.
Un’altra caratteristica della festa dell’Ottava di Pasqua è la presenza, nel corteo della processione, dei Virgineddi, bambini vestiti da angioletti e ricoperti di ori dalle famiglie, per grazia ricevuta e per prestigio. Quando la statua del santo attraversa le vie principali del paese dove sono state allestite numerose bancarelle, i caliari, secondo la tradizione, gettano “maniate” di calia su San Nicola, mentre altri in segno di rispetto fermano la loro attività. E’ ormai poco diffusa invece l’abitudine di scambiarsi le promesse di matrimonio per l’Ottava, com’era consuetudine agli inizi.